Un tuffo che vale una storia di rinascita. Mercoledì 12 novembre, Saphira, giovane esemplare di Lepidochelys kempii, la tartaruga marina più rara al mondo, è tornata finalmente nelle acque di Praiano, in Costiera Amalfitana, dopo mesi di cure specialistiche. Un rilascio emozionante, accompagnato da un messaggio potente: il mare può guarire, se noi impariamo a proteggerlo davvero.
Una delle tartarughe più rare del pianeta avvistata (e liberata) in costiera amalfitana: il video spettacolare
Saphira era stata soccorsa lo scorso giugno dall’equipaggio del Plaghia Charter, coordinato da Domenico Sgambati e Alba Fagnano, dopo la segnalazione arrivata dall’Area Marina Protetta Punta Campanella. Era debole, disorientata, con ferite preoccupanti e un nuoto del tutto sbilanciato. Trasferita d’urgenza al Turtle Point di Portici, centro della Stazione Zoologica Anton Dohrn, il quadro clinico è apparso subito complesso.
Le TAC eseguite dal CIRV hanno escluso danni cerebrali, mentre gli esami neurologici e oftalmologici dell’Università Federico II hanno confermato l’assenza di deficit permanenti. L’origine del problema era un’altra: enormi quantità di plastica ingerita. Spugne sintetiche, frammenti, materiali vari. Una condizione che aveva causato costipazione, malnutrizione e un falso senso di sazietà.
“La riscontriamo in oltre l’85% degli esemplari ospedalizzati”, spiega il dott. Andrea Affuso del Turtle Point. Grazie a un protocollo riabilitativo mirato, Saphira ha ripreso forza, fino a essere pronta per tornare a nuotare libera.
E questa volta non sarà sola: grazie alla collaborazione con Sea Shepherd Italia e IMilani Società Benefit, porta con sé un trasmettitore satellitare FastLoc GPS. “In rarissimi casi questi animali raggiungono il Mediterraneo”, racconta Sandra Hochscheid, ricercatrice della Stazione Zoologica. “Sapere dove vanno e come si muovono è fondamentale per proteggerli”.
Un simbolo fragile ma potente, come ricorda anche Andrea Morello di Sea Shepherd Italia: “Saphira non è solo una tartaruga che torna al mare: è un simbolo di resilienza e di alleanza tra scienza, tecnologia e azione diretta”.
Il suo tuffo dalla spiaggia di Praiano è più di una liberazione: è un invito urgente. Difendere il mare significa difendere noi stessi.
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