Magazine RDS

Rischia due anni di prigione per aver pulito un fiume rimuovendo 200 sacchi di rifiuti: il caso assurdo


Immaginate di dedicare dieci giorni della vostra vita a ripulire un corso d’acqua soffocato dai detriti e di ritrovarvi, come ringraziamento, con una minaccia di due anni di carcere. È il paradosso che sta vivendo Paul Powlesland, avvocato quarantenne e noto attivista ecologista, finito al centro di un caso giudiziario che sta sollevando un’ondata di indignazione nel Regno Unito. La sua colpa? Aver coordinato una bonifica ambientale senza attendere il via libera formale delle autorità.


La rinascita dell’Alders Brook e l’ira della burocrazia


Tutto ha avuto inizio lo scorso febbraio, quando Powlesland ha riunito i volontari del River Roding Trust per intervenire sull’Alders Brook, un affluente del fiume Roding situato tra Barking ed Epping, nell’est di Londra. Stanchi di attendere un intervento istituzionale che non arrivava, i cittadini hanno rimosso circa 200 sacchi di rifiuti solidi, fango e detriti vegetali lungo un tratto di 250 metri. Il risultato ecologico è stato immediato: in pochi giorni l’area è tornata a popolarsi di aironi, pesci e libellule. Tuttavia, l’Environment Agency britannica non ha gradito l’iniziativa, notificando l’apertura di un’indagine ufficiale per violazione delle normative sui permessi ambientali del 2016.


L’accusa di dragaggio abusivo e il rischio di alluvione


Secondo i funzionari dell’ente governativo, l’operazione condotta dai volontari non sarebbe una semplice pulizia, ma un vero e proprio dragaggio e interramento non autorizzato all’interno di una pianura alluvionale. L’agenzia sostiene che lo stoccaggio provvisorio dei rifiuti sul sito e l’alterazione dei flussi d’acqua senza una perizia tecnica preventiva possano configurare un potenziale rischio idrogeologico. La difesa dell’ente punta sulla necessità di una supervisione scientifica per evitare danni strutturali collaterali, ma la rigidità della posizione ha scatenato la reazione di figure pubbliche come il saggista Robert Macfarlane, pronto a sostenere una mobilitazione popolare in caso di processo.


Grandi inquinatori e volontari: il dibattito sul doppio standard


Il caso Powlesland ha acceso i riflettori su una presunta disparità di trattamento nella gestione delle acque britanniche. L’attivista ha denunciato pubblicamente come, mentre i cittadini vengono perseguiti per aver rimosso rifiuti, i colossi industriali operino in contesti di relativa impunità. Un esempio citato è quello della compagnia idrica Thames Water, che immetterebbe legalmente enormi quantità di acque reflue non trattate nei fiumi locali attraverso gli scolmatori di piena. Powlesland accusa l’agenzia statale di colpire i bersagli più facili per coprire anni di inerzia nei confronti degli sversamenti fognari di massa e delle discariche abusive gestite dalla criminalità organizzata nella zona.




Foto: iStock.