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Nel Mediterraneo è stata scoperta un’oasi che resiste al riscaldamento globale


Nel mare che si scalda più velocemente d’Europa, c’è un luogo che va controcorrente. Un’anomalia climatica. Un rifugio inatteso. Nel Mar Mediterraneo, tra pressioni umane e temperature in aumento, un nuovo studio scientifico ha individuato una zona capace di proteggere la biodiversità marina dal caldo estremo. Non un’ipotesi teorica, ma un dato osservato sul campo.


Mediterraneo, scoperta un’oasi climatica contro il riscaldamento globale


La scoperta è stata pubblicata sulla rivista “Biodiversity and Conservation” nello studio intitolato “Upwelling generates a unique refugium from climate change in the fast warming Eastern Mediterranean Sea”, realizzato dai ricercatori della Stazione Zoologica Anton Dohrn (SZN) insieme all’Enalia Physis Environmental Centre, ad atenei ciprioti, all’Università di Vienna e ad altri istituti europei e internazionali.


La ricerca conferma che il riscaldamento globale sta trasformando il Mediterraneo: le specie amanti delle acque calde si spostano verso nord, mentre specie tropicali introdotte tramite traffico navale o Canale di Suez trovano condizioni sempre più favorevoli. Le specie mediterranee adattate a climi temperati, invece, mostrano una bassa tolleranza al caldo e stanno scomparendo rapidamente, soprattutto nel Mediterraneo orientale, dove è stato registrato il più grave collasso climatico della biodiversità nativa osservato finora.


Il Mediterraneo orientale nasconde un rifugio climatico unico


In questo scenario critico emerge un’eccezione: un’area marina lunga circa 150 chilometri lungo la costa sud-occidentale di Cipro, dove un intenso fenomeno di risalita di acque profonde e più fredde mantiene le temperature superficiali estive inferiori di 2-3 gradi centigradi rispetto al resto del bacino di Levante. Qui i ricercatori hanno studiato comunità di molluschi tra 5 e 30 metri di profondità in diversi habitat, dalle praterie di Posidonia oceanica ai substrati rocciosi, confrontando zone interne ed esterne all’area di upwelling. Le condizioni del passato sono state ricostruite analizzando accumuli di conchiglie sul fondale. Il risultato è netto: la ricchezza di specie native è molto più alta rispetto alle aree circostanti più calde. Nel Mediterraneo orientale, questo sistema di acque fredde rappresenta l’unico rifugio noto nel bacino di Levante, da Rodi alla Turchia, dal Medio Oriente all’Egitto.


“La scoperta di una zona rifugio – sottolineano i ricercatori – in una delle aree più colpite dal riscaldamento marino cambia la nostra prospettiva sul futuro della biodiversità mediterranea. Proteggere questi ambienti significa guadagnare tempo prezioso per la conservazione delle specie e per l’adattamento degli ecosistemi ai cambiamenti in corso”. Una frase che pesa come un segnale d’allarme. E come una possibilità. In un mare sempre più caldo, queste aree potrebbero diventare l’ultima roccaforte per molte specie endemiche del Mediterraneo.




Foto: iStock.