Dopo la recente revisione dello status di protezione del predatore a livello europeo, il WWF ha deciso di rompere gli indugi inviando una lettera ufficiale alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin. Il messaggio dell’associazione è chiaro: l’Europa non impone alcun obbligo di ridurre le tutele, lasciando all’Italia la piena autonomia di mantenere una protezione rigorosa.
Il valore unico del Canis lupus italicus
Il lupo non è un animale qualunque nel nostro ecosistema. Luciano Di Tizio, Presidente del WWF Italia, ha voluto sottolineare come nel nostro Paese viva una sottospecie unica, il Canis lupus italicus, che vanta un elevato valore conservazionistico. Il timore espresso dall’associazione è che il recepimento della direttiva europea possa portare all’esclusione del lupo dall’elenco delle specie particolarmente protette dalla legge 157/1992. Una mossa che, secondo il WWF, comporterebbe una pericolosa riduzione delle sanzioni per gli abbattimenti illegali, rischiando di incentivare episodi di bracconaggio e comportamenti crudeli in un contesto dove i controlli risultano già limitati.
Successo di conservazione e benefici per l’ecosistema
La presenza del lupo rappresenta una delle storie di successo più significative della conservazione in Italia. Dagli anni Settanta, quando la specie era ormai prossima all’estinzione, il numero di esemplari è cresciuto grazie a decenni di impegno condiviso tra istituzioni, scienziati e società civile. Oltre al valore simbolico, il lupo svolge un ruolo ecologico fondamentale: agisce infatti come regolatore naturale delle popolazioni di cinghiali e nutrie, contribuendo indirettamente a contenere i danni al settore agricolo e a limitare la diffusione della peste suina africana.
Perché gli abbattimenti non risolvono il conflitto
Il dibattito si sposta spesso sul conflitto con le attività zootecniche, ma la scienza offre una visione diversa dalla soluzione drastica degli abbattimenti. Secondo il WWF, l’eliminazione fisica degli esemplari non riduce le problematiche nel medio-lungo termine. Al contrario, l’organizzazione punta tutto sulle misure di prevenzione, definite strumenti realmente efficaci se applicati con continuità. Per i rari casi di lupi confidenti o situazioni di potenziale rischio, il quadro legislativo attuale fornisce già gli strumenti tecnici e normativi necessari per intervenire senza ricorrere a soluzioni estreme.
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