L’Italia ha un nuovo primato: il comune con più boschi d’Italia si chiama Marcetelli, in provincia di Rieti, dove il 98,4% del territorio è coperto da foreste. Un dato che racconta una trasformazione silenziosa del Paese, dove le aree verdi superano ormai quelle agricole e diventano motore di sviluppo per le comunità locali.
Marcetelli e Gubbio: i re dei boschi italiani
Il rapporto “Foreste in Comune”, promosso da Pefc Italia, Uncem, Legambiente e Consorzio Caire, ha mappato per la prima volta il patrimonio forestale italiano a livello comunale. E i risultati sono sorprendenti.
Marcetelli, con il suo 98,4% di superficie boschiva, guida la classifica dell’Indice di Boscosità (rapporto tra foresta e territorio comunale). Sul podio anche Bormida (Savona, 97,07%) e Percile (Roma, 96,99%). Nella top ten, comuni come Drenchia (Udine), Grimacco (Udine) e Rocca Canterano (Roma), dove oltre il 95% del territorio è foresta.
Se invece si guarda all’estensione assoluta, il primato spetta a Gubbio (Perugia), con 26.804 ettari di bosco, seguita da San Giovanni in Fiore (Cosenza, 21.938 ettari) e Città di Castello (Perugia, 21.838 ettari).
L’Italia diventa una nazione forestale: i dati che cambiano tutto
L’Italia è sempre più verde: le foreste occupano oltre un terzo del territorio nazionale, superando per la prima volta dal Medioevo la Superficie Agricola Utilizzata (SAU). Un cambiamento epocale, frutto dell’abbandono di terreni agricoli marginali e della crescita spontanea dei boschi.
Ma dove si concentrano queste foreste? Il 75,7% è nelle aree montane, che rappresentano meno della metà del territorio nazionale ma ospitano solo il 13,5% della popolazione. Un dato che evidenzia il ruolo chiave delle montagne nella tutela del capitale naturale.
E non è tutto: 3.149 comuni italiani hanno oltre il 40% di territorio boschivo, mentre 495 sono “iper-boscosi”, con più dell’80% di foresta. In questi ultimi, che ospitano appena l’1% della popolazione, si concentra il 13,94% delle foreste nazionali – più di quanto ne abbiano metà dei comuni italiani dove il bosco è quasi assente.
Boschi e sviluppo: la sorpresa dei dati economici
Uno dei luoghi comuni più diffusi è che i boschi siano sinonimo di arretratezza. Ma i dati del rapporto smentiscono questa idea.
Nei comuni montani con il Pil pro capite più alto, dove vive il 40,4% della popolazione montana, si concentra il 32,25% delle foreste. E quasi la metà di questi territori ha un indice di boscosità superiore al 60%.
Un altro dato interessante riguarda i flussi migratori: tra il 2021 e il 2025, 932 comuni italiani hanno registrato un saldo migratorio positivo, con un aumento della popolazione superiore al 10 per mille. Il 75% di questi comuni ha un indice di boscosità superiore al 60%, suggerendo che la natura stia diventando un fattore di attrazione per chi cerca qualità della vita.
Foreste e futuro: gestione sostenibile e nuove opportunità
Il rapporto non si limita a fotografare la situazione attuale, ma lancia una sfida: le foreste devono essere gestite in modo sostenibile per generare benefici ecologici, sociali ed economici.
“Il bosco non è solo una componente ambientale, ma una infrastruttura strategica”, ha dichiarato Antonio Brunori, segretario generale di Pefc Italia. “Comprendere dove si trovano le foreste e come interagiscono con le comunità locali è il primo passo per politiche efficaci di gestione e valorizzazione”.
Anche Legambiente sottolinea l’importanza di una gestione partecipata: “La sfida non è solo conservare, ma accompagnare l’evoluzione delle foreste, coniugando tutela ambientale e sviluppo delle comunità locali”, ha spiegato Antonio Nicoletti, responsabile Aree Protette di Legambiente.
E i segnali sono incoraggianti: i comuni più boscosi stanno diventando poli di attrazione per nuove attività economiche, dalla filiera del legno al turismo sostenibile, passando per l’agricoltura di qualità.
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