L’anno è appena iniziato, ma per l’1% più ricco del pianeta il “conto” delle emissioni è già in rosso. Secondo una nuova ricerca di Oxfam, basata sui dati dello Stockholm Environment Institute, la fascia più benestante della popolazione mondiale ha impiegato appena dieci giorni per consumare la sua quota di CO2 compatibile con l’obiettivo di contenere il riscaldamento globale entro 1,5°C. Per lo 0,1% più ricco, i tempi si accorciano ancora: tre giorni e il budget annuale è già sparito.
Il carbonio dei super-ricchi: dieci giorni per finire un anno
Oxfam ha ribattezzato questa ricorrenza Pollutocrat Day: un modo per evidenziare come una piccola porzione della popolazione globale concentri un impatto ambientale enorme. Non per puntare il dito, ma per rendere chiaro un dato: senza un riequilibrio, sarà impossibile affrontare la crisi climatica.
Chi rientra in questa categoria? Secondo l’organizzazione, parliamo di circa 77 milioni di persone tra miliardari, milionari e chi guadagna oltre 140 mila dollari l’anno. E basta confrontare i numeri per capire la sproporzione: a fronte di un budget pro capite di 2,1 tonnellate annue di CO2 – calcolato dividendo equamente le emissioni compatibili con l’obiettivo 2030 per 8,5 miliardi di abitanti – l’1% più ricco ne emette oltre 75 tonnellate a testa in un anno. In pratica, in poco più di dieci giorni l’ha già superato.
I dati diventano ancora più impressionanti osservando lo 0,1% più ricco: un singolo individuo appartenente a questa fascia produce più CO2 in un giorno di quanto il 50% più povero del mondo ne emetta in un anno. E se tutti consumassero allo stesso ritmo, esauriremmo il budget globale di carbonio in meno di tre settimane.
Non è una condanna, ma un invito all’azione. Oxfam propone una serie di misure che puntano a una transizione più equa e sostenibile, senza demonizzare il benessere ma chiedendo responsabilità a chi ha maggiori possibilità di incidere in positivo. Le proposte includono:
- Tassazione più equa su reddito e patrimonio dei super-ricchi, accompagnata da un impegno internazionale per una cooperazione fiscale che riduca le disparità.
- Imposte sugli extra-profitti delle aziende fossili: secondo Oxfam, una tassa su 585 società petrolifere, del gas e del carbone potrebbe generare 400 miliardi di dollari l’anno, risorse fondamentali per sostenere i Paesi più vulnerabili ai danni climatici.
- Limitazioni o tasse sui beni di lusso ad alta intensità di carbonio, come jet privati e superyacht: una sola settimana di utilizzo può equivalere all’impronta di carbonio dell’intera vita di una persona appartenente all’1% più povero.
- Costruzione di un nuovo modello economico, più attento alle persone e al pianeta, capace di superare gli squilibri dell’attuale sistema e orientarsi verso sostenibilità e uguaglianza.
Il messaggio è chiaro: non serve alimentare contrapposizioni, ma riconoscere che la lotta alla crisi climatica passa anche dalla riduzione delle emissioni di chi ha un impatto maggiore. Un passo necessario per costruire un futuro più giusto – e, soprattutto, più vivibile – per tutti.
Foto: iStock.