Vestiti perfetti. Mai usati. Mai amati. Eppure distrutti. Succede davvero, e succede ogni anno su scala enorme. Nell’Unione Europea, milioni di capi nuovi vengono eliminati prima ancora di arrivare nei nostri armadi, generando circa 5,6 milioni di tonnellate di emissioni di CO₂ l’anno, una cifra paragonabile all’impronta carbonica totale della Svezia. Un paradosso clamoroso: prodotti creati consumando acqua, energia e materie prime che diventano rifiuti ancora prima di avere una storia. Ora però qualcosa cambia. Da Bruxelles è arrivata una decisione destinata a cambiare le regole del gioco.
Secondo la Commissione Europea, tra il 4% e il 9% dei tessili invenduti viene distrutto senza mai essere venduto. Il fenomeno è alimentato dalla sovrapproduzione della fast fashion e dall’esplosione dell’e-commerce. I numeri raccontano una realtà difficile da ignorare: in Germania quasi 20 milioni di articoli restituiti online vengono smaltiti ogni anno, mentre in Francia finiscono nella spazzatura prodotti invenduti per un valore di 630 milioni di euro. Ma qualcosa sta cambiando.
Vestiti invenduti, l’Unione Europea dice basta: stop ufficiale alla distruzione
La svolta arriva con il nuovo regolamento europeo sulla progettazione sostenibile dei prodotti. Dal 19 luglio 2026, le grandi aziende della moda non potranno più distruggere liberamente abbigliamento, accessori e scarpe invenduti. Le imprese di medie dimensioni avranno tempo fino al 2030 per adeguarsi. La distruzione sarà consentita solo in casi specifici, come prodotti danneggiati o rischi per la sicurezza, e sempre sotto controllo delle autorità nazionali. Inoltre, le aziende saranno obbligate a dichiarare i volumi di merce invenduta eliminata, con un formato standard che entrerà in vigore da febbraio 2027. L’obiettivo è chiaro: monitorare lo spreco e spingere le aziende verso alternative più sostenibili, come rivendita, donazione o riutilizzo.
Il messaggio politico è forte e diretto. Come ha dichiarato la Commissaria europea per l’Ambiente Jessika Roswall: “Il settore tessile è all’avanguardia nella transizione verso la sostenibilità, ma ci sono ancora delle sfide. I dati sugli sprechi mostrano la necessità di agire – Con queste nuove misure, il settore tessile sarà rafforzato per avvicinarsi a pratiche sostenibili e circolari, e potremo aumentare la nostra competitività e ridurre le nostre dipendenze”.
Perché ogni capo ha un impatto. E, da oggi, anche una responsabilità.
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