La Svezia scrive una pagina storica nel dibattito sul benessere animale: è il primo Paese al mondo ad aver messo fine all’allevamento in gabbia per le galline ovaiole. Un risultato straordinario, raggiunto senza una legge che lo imponesse esplicitamente, ma grazie a decenni di sensibilizzazione, pressione politica e dialogo costante con aziende e grande distribuzione portati avanti dalle organizzazioni non governative.
La Svezia dice addio alle gabbie: 17 milioni di galline finalmente libere
Un percorso lungo, complesso e profondamente istruttivo. Tutto inizia nel 1988, quando il Parlamento svedese approva l’Animal Welfare Act, una legge sul benessere animale che prevede anche il divieto di allevamento in gabbia per i polli. L’abolizione, però, avrebbe dovuto compiersi attraverso una transizione decennale. Alla scadenza, nel 1999, la realtà è diversa: le gabbie non sono ancora scomparse.
A quel punto la legge viene modificata. Il divieto totale lascia spazio a una restrizione parziale: vengono bandite solo le cosiddette battery cages, le gabbie più estreme, anguste e spoglie, in cui le galline non riescono nemmeno ad aprire le ali. Negli anni successivi queste strutture vengono effettivamente eliminate e viene introdotto anche l’obbligo di etichettatura delle uova, per permettere ai consumatori di fare scelte più consapevoli.
Restano però le enriched cages, le gabbie “arricchite”: un po’ più spazio, piccoli nidi per la deposizione, posatoi e una minima lettiera per razzolare. Migliorie solo apparenti, che continuano comunque a limitare fortemente i comportamenti naturali degli animali.
La vera svolta arriva con la nascita di Project 1882, iniziativa per il benessere animale legata a Djurens Rätt, la più antica associazione animalista svedese, fondata nel 1882. L’obiettivo è chiaro e ambizioso: eliminare completamente le gabbie per le galline ovaiole, non passando dalle leggi, ma convincendo direttamente aziende, supermercati e grossisti a cambiare le proprie politiche.
Nel 2008 Project 1882 lancia la sua prima campagna aziendale contro le uova da galline allevate in gabbia. Il primo a esporsi è Hemköp. All’epoca, circa il 40% delle galline svedesi vive ancora in gabbia. Da lì in poi il domino è rapido: Coop, Willys, Lidl, Netto e City Gross seguono l’esempio, facendo crollare in pochi anni la percentuale di galline allevate in questo modo.
Il lavoro non si ferma alle uova fresche. Il progetto convince le aziende a eliminare le uova da gabbia anche come ingredienti nei prodotti a marchio proprio. Poi arrivano i grossisti, i comuni e, infine, anche l’ultimo grande rivenditore nazionale, ICA.
Nel corso del 2025 il cambiamento si completa. Oltre 85 aziende adottano impegni ufficiali e Project 1882 riceve la conferma definitiva: tutte le gabbie in Svezia sono ormai vuote. Il bilancio è impressionante: almeno 17 milioni di galline sono state liberate da una vita dietro le sbarre. Un traguardo ottenuto senza imposizioni dall’alto, ma grazie a una strategia paziente fatta di pressione, dialogo e consapevolezza collettiva.
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