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92mila euro al SuperEnalotto: il vincitore pensionato li dona per costruire un rifugio per cani


Una vincita al SuperEnalotto può cambiare una vita. Ma per Luciano Quaglia, pensionato di Castagnole Monferrato, ha significato cambiare quella di decine di cani abbandonati. Il 17 marzo 2026, una semplice giocata da pochi euro si è trasformata in 92mila euro di speranza per un intero canile. E la sua scelta ha acceso i riflettori su un problema che troppo spesso resta nell’ombra.


La vincita che non ha cambiato lui, ma un’intera comunità


Luciano Quaglia non è un milionario, né un filantropo di professione. È un uomo semplice, con una passione radicata: i cani. Da anni, il pensionato genovese trascorre le sue giornate tra l’orto e il canile locale, dove il randagismo è una piaga difficile da arginare. Quando ha scoperto di aver vinto, la sua reazione è stata immediata: “Nessun viaggio, nessun lusso. Questi soldi servono a loro”, ha detto, riferendosi agli animali che da tempo accudisce come volontario.


Dal cibo alle cure: il progetto ambizioso per un nuovo rifugio


I 92mila euro non serviranno solo a tamponare le emergenze. Certo, cibo, medicine e manutenzione sono priorità immediate, ma Quaglia ha in mente qualcosa di più grande. Il suo sogno? Costruire un nuovo rifugio, più ampio e funzionale, dove i cani possano vivere in condizioni dignitose e avere maggiori possibilità di essere adottati.


“In questa zona, i canili sono spesso sovraffollati. Molti animali finiscono qui perché abbandonati o perché i proprietari non possono più mantenerli”, spiega. E in un territorio dove le risorse pubbliche scarseggiano, iniziative come la sua diventano vitali. Non si tratta solo di dare una casa temporanea, ma di offrire una seconda chance a chi non ha voce.


Un gesto che va oltre la fortuna: la responsabilità collettiva


La storia di Quaglia non è solo una favola moderna. È la dimostrazione che un singolo gesto può fare la differenza. In un Paese dove i canili sopravvivono grazie al volontariato e a donazioni sporadiche, la sua scelta assume un valore simbolico. Non risolve il problema del randagismo, ma lo mette sotto i riflettori, ricordando che la soluzione passa anche dalla responsabilità individuale.


“Non è fortuna, è una scelta”, ha detto. E in un mondo dove le vincite milionarie spesso finiscono in lussi effimeri, la sua decisione resta impressa come un esempio di umanità concreta. Perché a volte, cambiare il destino di qualcuno non richiede milioni, ma solo la volontà di farlo.




Foto: iStock.