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Perché a New York e Madrid tutti fotografano i cartelloni “sbagliati” di Checco Zalone


Checco Zalone sbarca su Netflix con tutta la sua filmografia, ma è la campagna promozionale di Buen Camino a rubare la scena. Una mossa tanto semplice quanto rivoluzionaria: cartelloni pubblicitari scritti in un inglese e spagnolo volutamente sgrammaticati, come se a parlare fosse il protagonista del film. Il risultato? Un’idea che ha fatto il giro del mondo, trasformando un “errore” in un caso di marketing virale.


Netflix e Checco Zalone: la campagna che ha fatto parlare tutti


Non è una pubblicità tradizionale, ma un omaggio all’italiano maccheronico che ha reso celebre Zalone. A New York, Londra, Madrid e persino Milano, i manifesti invitano a guardare Buen Camino con frasi come: “If sei italian and you’re reading, probabilmenty tu live in the Big Mela” o “Si tu eres italiano y estas legendo probablamente vives a Madrid”. Un mix di lingue che ricorda da vicino il personaggio interpretato da Zalone, capace di strappare un sorriso e, soprattutto, di farsi notare.


La trovata non è rivolta ai fan stranieri, ma agli italiani all’estero, come spiega la caption su Instagram: “Alla fine l’importante è farsi capire”. E il messaggio è arrivato forte e chiaro: in poche ore, i cartelloni sono diventati virali, condivisi sui social e ripresi da testate internazionali.


Buen Camino: record al botteghino e critiche divise


Il film, uscito nelle sale italiane il 25 dicembre 2023, ha incassato oltre 5,6 milioni di euro in sole 24 ore, battendo il record di Natale a New York (2006) e totalizzando 76,5 milioni di euro con 9,5 milioni di biglietti venduti. Ora, disponibile in 226 Paesi su Netflix e doppiato in 14 lingue, Buen Camino continua a far parlare di sé.


Ma cosa ne pensa la critica? Le opinioni sono contrastanti. Da un lato, c’è chi apprezza la regia più matura rispetto a Tolo Tolo e la capacità di affrontare temi come la paternità con leggerezza. Dall’altro, molti ritengono che la comicità sia meno graffiante rispetto ai lavori precedenti, con battute giudicate troppo “addolcite” e un tono meno irriverente. Alcuni critici lo definiscono “troppo rassicurante”, mentre altri lo vedono come una commedia popolare che funziona proprio per la sua semplicità.


Perché la campagna di Netflix ha funzionato?


Non è solo una questione di creatività. La strategia ha colpito nel segno per la capacità di agire su più livelli. In primo luogo, ha puntato con forza sull’identità, permettendo agli italiani all’estero di rispecchiarsi in un linguaggio ibrido che mescola nostalgia e ironia. A questo si è aggiunto un efficace effetto sorpresa, poiché l’estetica volutamente “sbagliata” della pubblicità ha rotto gli schemi rendendo il messaggio memorabile. I cartelloni sono stati fotografati, condivisi e commentati, amplificando la visibilità del film diventando in poco tempo virali.


E a Milano, dove tutto è iniziato, il manifesto recita: “Guardate che se non l’avete ancora visto ora potete farlo su Netflix. Ovviamente nel loftino, taaaaac! Va come vi risolvo i problems”. Un messaggio che, tra un errore grammaticale e l’altro, ha centrato l’obiettivo: farsi ricordare.