Magazine RDS

Alessandro Borghi sta con Tom Cruise (e Ben Affleck): il commento sul flop di Digger


Alessandro Borghi prende posizione su uno dei temi più discussi di Hollywood e lo fa con un gesto social molto chiaro. L’attore italiano ha ricondiviso una riflessione di Ben Affleck sul risultato deludente di Digger, il film con Tom Cruise che non ha raggiunto le aspettative al botteghino. Poche parole, ma un messaggio inequivocabile: Borghi condivide il pensiero di chi invita a non trasformare un insuccesso commerciale in un’occasione per deridere chi prova a fare qualcosa di diverso.



Il gesto social di Alessandro Borghi: perché l’attore difende il Digger di Tom Cruise


Tutto nasce da un intervento di Ben Affleck al podcast Happy Sad Confused. L’attore ha criticato chi festeggia il flop di Digger, paragonando questo atteggiamento al bullismo che si vive durante gli anni del liceo. Il suo ragionamento è legato alla libertà creativa: per realizzare qualcosa di originale bisogna correre dei rischi, accettando anche la possibilità di sbagliare.


È proprio questa riflessione che Alessandro Borghi ha rilanciato nelle proprie Instagram Stories, aggiungendo la scritta Sottoscrivo. Una presa di posizione sintetica, ma significativa, che porta anche un attore italiano dentro una discussione sul rapporto tra ambizione artistica, industria cinematografica e giudizio del pubblico.




I numeri di Digger aiutano a capire il contesto: il film ha raccolto circa 41,8 milioni di dollari in tutto il mondo, a fronte di un budget di produzione stimato intorno ai 170 milioni. Dopo il terzo weekend, inoltre, gli incassi avrebbero registrato un calo del 77%. Un risultato pesante per una produzione di queste dimensioni, che ha alimentato le discussioni sul suo rendimento commerciale.



Quando un film è davvero un flop? Il botteghino non racconta tutta la storia


Un incasso deludente, però, non basta da solo a stabilire il valore di un film. Dal punto di vista economico, bisogna considerare anche i costi di marketing e distribuzione, la quota degli incassi che resta alle sale e gli eventuali ricavi successivi da streaming e diritti.


C’è poi la questione artistica. Un’opera può non conquistare il pubblico al momento dell’uscita e trovare negli anni una comunità di appassionati. È successo a film come Blade Runner e The Big Lebowski, oggi considerati titoli di culto nonostante un’accoglienza commerciale inizialmente inferiore alle aspettative.


Il punto sollevato da Affleck, e condiviso da Borghi, è proprio questo: criticare un risultato economico è legittimo, ma festeggiare il fallimento di chi tenta strade nuove rischia di scoraggiare produzioni più coraggiose. Perché se Hollywood premia soltanto ciò che appare sicuro, il rischio è ritrovarsi con sempre meno film disposti a sorprendere.