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Settimana lavorativa di 4 giorni: un successo in UK, la CISL chiede la sperimentazione in Italia


Si parla sempre più spesso di raggiungere un migliore Work-life balance, ovvero quell’equilibrio tra la vita lavorativa e quella privata. Una tra le soluzioni possibili per permettere un miglior concilio tra il lavoro e la sfera persona è quello di ridurre la settimana lavorativa su 4 giorni.


Ci sono diverse soluzioni per poterlo fare, e il , sembra aprire uno spiraglio anche nel nostro Paese.


La sperimentazione della settimana corta in UK


Come riportato dallo studio, la riduzione dei giorni lavorativi non avrebbe messo a repentaglio la produttività ed, anzi, l’avrebbe migliorata. Migliorata è anche la qualità della vita privata dei e delle dipendenti che hanno fatto parte di questo progetto sperimentale nel Regno Unito.


Un successo che è arrivato anche da noi e le notizie non fanno che circolare e c’è chi ne inizia anche a parlare di proporre questo esperimento anche in Italia. In particolare, la Fim Cisl, il sindacato si è espresso per prendere in considerazione questa soluzione di equilibrio vita-lavoro anche nel nostro Paese.


La CISL per la settimana lavorativa di 4 giorni


“La notizia relativa alla positiva sperimentazione della settimana corta nel Regno Unito, in 61 aziende con interessanti risultati sia per le imprese che per i lavoratori, deve aprire anche in Italia un confronto tra parti sociali nella stessa direzione. È tempo di regolare il lavoro soprattutto nel settore manifatturiero in modo più sostenibile, libero e produttivo”, ha dichiarato in una nota Roberto Benaglia, segretario generale dei metalmeccanici della Fim Cisl.


“È possibile ripensare gli orari aziendali e ridurli non contro la competitività aziendale ma ricercando nuovi equilibri e migliori risultati. La Fim Cisl già lo scorso anno ha proposto di negoziare, soprattutto a livello aziendale, una forma di lavoro fatta di 4 parti di attività piena e 1/5 di riduzione d’orario che possa essere dedicata anche alla formazione o ai carichi di cura”, spiega Benaglia. “Non si tratta di ridurre gli orari in modo generico, come nel secolo scorso, ma di rendere il lavoro maggiormente sostenibile e flessibile verso i bisogni delle persone. Significa rendere i posti di lavoro più attrattivi. Il sindacato deve tornare a elaborare sfide vincenti e innovative in tema di organizzazione del lavoro per contrattare e creare un lavoro produttivo ma maggiormente sostenibile”.


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