Nel 2027 gli assegni pensionistici potrebbero salire per effetto dell’inflazione, ma la percentuale definitiva non è ancora stata fissata. Intanto, le stime sui conti pubblici fanno parlare di quasi 15 miliardi di euro in più per la spesa previdenziale. Una cifra che riguarda il sistema nel suo complesso e che non corrisponde all’aumento che riceverà ciascun pensionato.
Pensioni 2027, come funziona la rivalutazione
La rivalutazione, o perequazione, adegua le pensioni all’andamento dei prezzi per provare a tutelarne il potere d’acquisto. Per il 2027 le prime simulazioni considerano un aumento del 2,9%, ma si tratta ancora di una stima: la percentuale provvisoria dovrà essere definita dal decreto del Ministero dell’Economia, atteso a novembre.
Secondo il Documento programmatico di finanza pubblica, la spesa per le pensioni è prevista in crescita da 351,8 miliardi nel 2026 a 366,5 miliardi nel 2027: un aumento di 14,7 miliardi, pari al 4,2%. Tra i fattori indicati c’è l’adeguamento degli assegni all’inflazione.
A chi spetta l’aumento e quanto potrebbe valere
La perequazione riguarda i trattamenti pensionistici, ma l’adeguamento può variare in base all’importo dell’assegno. In base alle regole attualmente previste, la rivalutazione è piena fino a quattro volte il trattamento minimo; scende al 90% per la quota tra quattro e cinque volte il minimo e al 75% per quella che supera cinque volte. Per il 2026 il minimo è fissato a 611,85 euro mensili: le soglie potrebbero quindi cambiare con i nuovi importi.
Se l’ipotesi del 2,9% venisse confermata, una pensione lorda di 1.000 euro aumenterebbe di circa 29 euro al mese; per un assegno di 1.200 euro l’incremento sarebbe di circa 35 euro. Sono simulazioni, non importi definitivi: il calcolo effettivo dipenderà dalla percentuale ufficiale e dalle fasce applicate. Anche l’eventuale proroga dell’aumento straordinario per le pensioni minime è ancora da chiarire. L’adeguamento atteso si inserisce nel quadro delle possibili .