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A piu’ di vent’anni di distanza dalla loro formazione, avvenuta al liceo Mount Temple di Dublino nel 1978 – su iniziativa di Larry Mullen che affisse un bigliettino in bacheca – e dopo aver venduto oltre 75 milioni di album, non si può negare che gli U2 abbiano consolidato non poco la propria reputazione di grande band di rock’n'roll. In più, imparando a navigare il flusso mutevole del tempo, gli U2 hanno condiviso le vittorie memorabili e le rare disfatte di una carriera finora straordinaria. A due decadi di distanza stupisce quasi ritrovarli ancora lì, intatti. Nessuno ha mai lasciato gli U2, nessuno si è mai aggiunto a loro. Com’era tradizione nei tardi anni ‘ 70, gli U2 erano già una band ancora prima di essere in grado di suonare, nonostante tutti e quattro i membri offrano una ottima testimonianza della potente reazione chimica e dello spirito ineguagliabile che il gruppo possedeva sin dalle prime prove. Bruciando insieme all’energia intensa del punk, i nascenti U2 si ribellarono alle usanze manieristiche e chiuse dei loro contemporanei dediti alla new wave, preferendo mantenere sulla questione una visione più ampia. La loro prima uscita discografica irlandese, costituita da una serie di 3 EP pubblicati dalla CBS nel 1979, venne accompagnata da un tour autogestito che mise subito in luce quanto gli U2 fossero già degli uomini navigati. A dispetto della mancanza di offerte contrattuali da parte di qualsiasi major successive ad un giro di concerti fatto a Londra, il gruppo concluse comunque il tour con un concerto tutto esaurito di fronte a 2000 fans dublinesi – un risultato difficilmente ottenuto da un gruppo ancora privo di contratto discografico. A fare crescere ancora la loro reputazione arrivarono, nel gennaio del 1980, i risultati del referendum tra i lettori del periodico specializzato Hot Press. Il gruppo primeggiava in ben cinque categorie. Nell’aprile di quello stesso anno, gli U2 firmarono un contratto discografico con la Island, e il mese successivo pubblicarono il loro primo singolo, “11 O’Clock Tick Tock”. Nei tre anni successivi, gli U2 incamerarono energie e credibilità, in gran parte grazie alla loro incessante attività live e a performances che regolarmente vedevano Bono esibirsi in numeri eccezionali pur di catturare l’immaginazione del pubblico, come arrampicarsi sul tetto dello stage senza alcun tipo di protezione, camminare in equilibrio sulla balconata di qualche teatro, dare la schiena alle prime file e poi lanciarsi in caduta libera su un mare di mani. I loro primi tre album prodotti da Steve Lillywhite – “Boy” (1980), “October” (1981) e “War” (1983, il loro primo numero uno inglese grazie alla potenza di hits come “New Year’s Day” e “Two Hearts Beat As One”) – misero in mostra un rock dalle ampie vedute, che sicuramente con conosceva limiti prestabiliti. Inoltre, gli U2 guadagnarono presto la reputazione di band politicamente più motivata dai tempi dei Clash. Durante un concerto a Belfast, la prima esecuzione pubblica di “Sunday Bloody Sunday” venne presentata da Bono al pubblico con la seguente frase: “Se non vi piace, ditecelo…”. Ciò che divenne chiaro fu che gli U2 – tanto a livello politico che emozionale – avevano iniziato ad entrare in contatto con un pubblico sempre più vasto, che ormai abbracciava tutto il mondo. Sulla scia del loro live del 1983 “Under a Blood Red Sky”, documento della strepitosa performance all’anfiteatro naturale di Red Rocks, in Colorado, la rivista Rolling Stone elesse gli U2 “Gruppo dell’anno”. Agli inizi del 1984, gli U2 annunciarono a sorpresa che il re della sperimentazione Brian Eno (già con i Roxy Music e produttore di David Bowie e Talking Heads) e il suo ‘protetto’ Daniel Lanois avrebbero prodotto il loro quarto album. Registrato nelle cavernose sale da ballo dello Slane Castle, vicino Dublino, “The Unforgettable fire” offrì un suono nuovo, più espanso e cinematografico, come evidenziato da “Pride (In The Name Of Love”), brano che divenne il loro più importante hit sia in Gran Bretagna che negli States. Il tour apparentemente interminabile che seguì vide il gruppo fare il tutto esaurito al Madison Square Garden di New York e salire sul palco in occasione del Live Aid; era il 1985, e il gruppo avrebbe bissato l’esperienza 11 anni dopo, partecipando al Conspiracy Of Hope Tour di Amnesty International. Nel 1986, gli U2 vennero soprannominati “La band dai biglietti più ricercati” dalla rivista Time dopo la pubblicazione del loro quinto album, “The Joshua Tree”, che battè ogni record di velocità in Gran Bretagna finendo per diventare disco di platino 48 ore dopo la sua uscita. Il clamoroso successo dell’album – accentuato da hit come “With or Without You”, “I Still Haven’t Found What I’m Looking For” e “Where The Streets Have No Name” – avrebbe superato persino le più rosee previsioni della band, visto che vendette oltre 15 milioni di copie in tutto il mondo arrivando primo in classifica in ben 22 nazioni. Nel 1987, premiati da due Grammy per il “Miglior album dell’anno” e la “Migliore performance rock”, gli U2 erano semplicemente la più grande rock’n'roll band del mondo. Ciò che venne dopo rappresentò l’impresa più grandiosa del gruppo. Nell’ottobre 1988 arrivò “Rattle and Hum” – un film dal budget miliardario che testimoniava il tour di “Joshua Tree”, diretto da Phil Joanou e accompagnato da un doppio album colonna sonora curato da Jimmy Iovine, incentrato su brani dal vivo e nuove registrazioni di studio. Il progetto seguiva gli U2 impegnati a risalire il proprio percorso musicale fino alle radici del blues e del rock’n'roll, collaborando con B.B. King per “When Love Comes To Town” oppure firmando il loro primo numero uno in Gran Bretagna con la grezza “Desire”. Alla fine degli anni ‘ 80, tuttavia, gli U2 sembravano talmente presi dal loro passato da aver dimenticato di pensare al futuro. Alla fine del loro “Lovetown Tour”, svoltosi tra Australia, Nuova Zelanda e Giappone, gli U2 tennero quattro trionfali concerti a Dublino per festeggiare il loro ritorno a casa. L’ultima notte, a Capodanno del 1989, Bono dichiarò solennemente l’intenzione del gruppo di affrontare dei cambiamenti significativi. “Stasera è la fine di qualcosa per gli U2″, annunciò ad un pubblico radiofonico di circa 500 milioni di persone, sintonizzate sulla BBC e sulla RTM. “Niente di che, dobbiamo soltanto sparire per un po’ e ricominciare a sognare tutto dall’inizio”. Alla fine di quel decennio, in pochi avrebbero potuto prevedere la trasformazione che gli U2 stavano per affrontare lungo tutti gli anni ’90. Pronti per il gas esilarante, gli U2 partirono per gli Hansa studios di Berlino e ne riemersero soltanto nel novembre 1991 con “Achtung Baby”, prima di lanciarsi nell’esperienza di Zoo TV, lodato in tutto il mondo come una sorta di “Sgt.Pepper’s…” dei tour rock. Tutto questo costruì il prolungamento offerto da Zooropa – un progetto che in origine prevedeva la pubblicazione di un singolo registrato nelle pause del tour, e successivamente crebbe fino a diventare prima un EP e poi l’ottavo album del gruppo, uscito nel 1993. A seguire arrivò, nel 1997, “Pop” e l’esperienza sensoriale all’aroma di limone dell’annesso tour mondiale “PopMart”. Il 2 novembre 1998 esce The Best of 1980 – 1990, il primo album retrospettivo sulla carriera degli U2 con un nuovo singolo, la versione riveduta di “Sweetest thing”, contenuta in origine nella b-side di “Where the streets have no name”. La prima settimana dell’uscita è stato distribuito l’album, che contiene 14 brani, soltanto in una versione limitata di due CD, il secondo dei quali contiene 15 b-sides tratti dai singoli pubblicati dagli U2 nel corso degli anni ’80. “U2 The Best of 1980 – 1990″, nella sua versione ‘regolare’ – vale a dire senza il cd bonus con le B-sides – è uscita il 9 novembre 1998. Nel frattempo Bono si cimenta con sempre maggiore convinzione e credibilità nelle cause umanitarie, arrivando persino a sostenere la quastione del debito dei paesi del Terzo Mondo nella sede dell’ONU e, insieme a Jovanotti, alla Presidenza del Consiglio italiana. Dopo un periodo di pausa la band pubblica (a inizio 2000) 2 nuovi brani (fra cui il singolo “The ground beneath her feet”) per la colonna sonora di “The Million dollar hotel”, il film di Wenders in cui partecipa come co-autore lo stesso Bono, che, a suo nome, firma anche anche 3 brani del disco. Ma il grande momento arriva il 27 ottobre 2000, data di pubblicazione di “All that you can’t leave behind”,lo splendido nuovo album del gruppo, preceduto dal singolo “Beautiful day”, in cui la band ristabilisce quel suono rock e personale che aveva contraddistinto “Joshua tree” e “Unforgettable fire”. Il successo è strepitoso ovunque, con il disco che raggiunge il numero uno delle chart di tutto il mondo (specialmente in Italia, dove Bono e The Edge erano fra l’altro venuti, a febbraio 2000, per un prezioso set acustico sul palcoscenico di Sanremo). Il disco, di nuovo prodotto dalla coppia Lanois-Eno, presenta ballate soul (Stuck in the moment..), deliziosi quadretti elettro-acustici (In a little while), sferzate rock (New York, Elevation)e tipiche U2 song come Walk on, a testimoniare che, quando fanno sul serio, non ce n’è per nessuno…. contact about us credits
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