L’ultimo lavoro del sociologo De Masi per un mondo più felice


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Pubblicato il 27/06/2016

Roma – “Una semplice rivoluzione” è una “di quelle rivoluzioni di cui quasi non si si accorge, di cui si è parte integrante e invece si è dentro fino al collo. Però per fortuna queste rivoluzioni avvengono”. E’ la semplice risoluzione spiegata da Domenico De Masi, professore emerito di sociologia del lavoro all’università La Sapienza di Roma, nel suo ultimo libro.

“Quando c’è in atto una evoluzione forte come questa bisogna vedere al di là dei prossimi decine di anni”, spiega De Masi. “Se ci mettiamo nell’ottica del 2999, cioè l’anno prima del passaggio al quarto millennio, facciamo la stessa operazione che abbiamo fatto quando siamo passati al 2000, guardando indietro ai nostri antenati dell’anno mille. Come ci vedranno i nostri discendenti nell’anno 2999? Come dei forsennati, che corrono da una parte all’altra che corrono appresso al denaro come indicatore di felicità. Probabilmente i nostri discendenti lavoreranno molto meno”.

Al posto dei 250 mila schiavi della Atene di Pericle,è l’analisi del sociologo, avremo dei robot efficacissimi. “Siamo già nella condizione di vivere in modo molto più sereno di quanto già facciamo ma non siamo abituati a farlo perché la serenità dipende dai problemi oggettivi dalla condizione oggettiva però anche dalle disponibilità soggettiva. Soggettivamente noi siamo più disposti a fingere di essere indaffarati” anche se oggi le cose veloci e precise le fanno le macchine, quindi noi non abbiamo bisogno né di essere veloci né di essere precisi ma dovremmo conservare solo il lavoro di carattere creativo. Una impasse dalla quale non abbiamo per ora possibilità di uscire”.

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