L’ambiguità delle Polaroid di Vanessa Beecroft a Palazzo Reale


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Pubblicato il 24/11/2016

Milano – Un confine non necessariamente definito è spesso il terreno su cui si muove l’arte contemporanea più interessante. Esattamente quello che accade con le Polaroid di Vanessa Beecroft esposte a Palazzo reale a Milano nell’ambito del Photo Vogue Festival, dove tra il glamour e lo sguardo dell’artista si rinnova il senso di un cortocircuito decisamente affascinante. Anche perché l’estetica della Beecroft nasce altrove, come lei stessa ci ha ribadito. “Il lavoro di performance utilizzando modelle e ragazze della mia età negli anni iniziali – ha detto – è nato dall’osservazione della modella nuda a scuola, e quindi è partito da una origine classica”.

Guardando le fotografie presentate, insieme ad alcune sculture, negli Appartamenti del Principe si sente l’intensità tutt’altro che patinata dello sguardo di Vanessa Beecroft, le cui donne ci parlano di qualcosa che va al di là della semplice dimensione corporea. “Il fatto di avere utilizzato donne, giovani e contemporanee, e di averle abbigliate in un certo modo – ha aggiunto l’artista – ha dato una valenza che è stata poi interpretata a volte come vicina alla moda, o relativa all’oggettificazione della donna, ma all’origine non aveva nessuna intenzione di avvicinarsi al mondo della moda e del glamour. E’ la fotografia che poi crea queste immagini più ambigue. E da questa ambiguità ancora oggi io stessa sono un po’ disturbata”.

Proprio in questa sensazione di disturbo, che si estende anche allo spettatore, a nostro avviso si annida il meglio di questa esposizione che parla di identità femminile e lontananza, ma pure del ruolo di chi si pone davanti a un oggetto artistico.

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