Live Earth Johannesburg

Live Earth Johannesburg



LIVE EARTH 07/07/2007 - JOHANNESBURG



Racconti di viaggio

di Prisca Civitenga


Yebo! Nel paese che custodisce la Cradle of Humankind  (Culla della Umanità) con i  resti di Mrs Ples, ominide vissuta nelle grotte vicino Johannesburg 2,5 milioni di anni fa, non poteva mancare la tappa del Live Earth, che chiede all’umanità di oggi di costruire un futuro migliore per tutti.
All’aeroporto di Fiumicino conosco i 4 fortunati vincitori di RDS che mi accompagneranno in questa avventura: Silvia e Leonardo, Marco e Lorenzo. 
Per arrivare in Sudafrica ci aspetta un viaggio di 13 ore, facciamo un salto a nord, a Zurigo, prima di dirigerci finalmente verso sud. Dritto per dritto sorvoliamo l’interno continente africano, per fortuna niente fuso orario per noi.
Arrivati all’aeroporto di Jo’burg  o Jozi, come viene chiamata affettuosamente la città dagli abitanti, respiriamo subito una fresca aria frizzante. Nell’emisfero australe è inverno e qui la stagione è stata particolarmente fredda e ha visto perfino la neve. Ora si va da 0 a 15 gradi.
Abbiamo una giornata a disposizione per renderci conto delle contraddizioni che caratterizzano la città, cuore economico della Nazione Arcobaleno, fatta di grattacieli e baraccopoli, lussuosi centri commerciali e poveri mercatini dove la specialità è “testa di bue bollita”. Solo nel 1994 la fine dell’apartheid e ancora oggi i bianchi e i neri convivono a fatica, non abbiamo mai visto un tavolo misto al ristorante! La minoranza bianca  vive in ville dagli alti muri protetti da elettricità e filo spinato, tra i neri stanno crescendo la upper e la middle class, ma la maggior parte di loro vive ancora nelle township ed è vittima della criminalità dilagante, senza parlare, poi, della piaga dell’aids. 
Noi restiamo sbalorditi dalle difficoltà nei trasporti. A Johannesburg ci si muove solo con la propria automobile. I bus sono praticamente inesistenti e i taxi poco sicuri. Per qualsiasi cosa dobbiamo prenotare una macchina dell’albergo.
Ma la febbre per il concerto sale e cerchiamo notizie sulla stampa locale. Troviamo un trafiletto e un articolo che avverte: “sarà un concerto senza carne per volere della PETA, People for the Ethical Treatment of Animals”. La curiosità e l’adrenalina salgono, ma troviamo ancora il tempo per una visita a Soweto, la township più famosa del Sudafrica, dove sono nati i movimenti anti-apartheid  e le rivolte soffocate nel sangue. Visitiamo la prima casa di Nelson Mandela e diamo un’occhiata a quella dell’archivescovo Desmond Tutu, caso unico al mondo le abitazioni di due premi Nobel  si trovano sulla stessa via: Vilakazi Street. Ci fermiamo ad ascoltare un gruppo di ragazzi e di bambini che suonano e cantano per strada e soprattutto parliamo con la gente del luogo, con chi vive ancora nelle sterminate baraccopoli, in case fatte di lamiera senza acqua e senza elettricità. Riusciamo ad avvicinarli grazie alla guida nera che abbiamo assoldato, oltre naturalmente al nostro fidato accompagnatore bianco. Un’esperienza emotivamente toccante che ci fa riflettere ancora di più sul significato del Live Earth. E’ tempo di andare, direzione Northgate. Miracolosamente non restiamo imbottigliati nel traffico dell’ora di punta sulla freeway, ecco sullo sfondo la cupola del Coca Cola Dome. E’ stato un po’ difficile entrare con videocamera e attrezzature tecniche, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Ci accolgono stand informativi, spazi per la raccolta differenziata e la festosità dei volontari del WWF, che vestiti da panda distribuiscono palloncini e magliette.
Si abbassano le luci, l’apertura dello show è affidata alle percussioni del Soweto Gospel Choir, gruppo nato nella township appena visitata. Sul palco 26 elementi bambini compresi. Arriva anche Danny K, l’unico cantante sudafricano che ha conquistato gli Stati Uniti con il suo pop fresco e melodico. Prima ha duettato con il coro e poi ha proposto il suo show. Spazio alla tradizione africana  con il senegalese Baba Maal e il suo spiritual-pop. Colorati vestiti tradizionali e danze tribali. Ingresso trionfale per Zola una vera e propria star di Johannesburg, osannato da migliaia di adolescenti. È il maggior esponente del kwaito, un mix irrequieto di dance, hip hop, R &B, ragga e mbaqanga. Testi di denuncia e ritmi accattivanti ne hanno fatto l’idolo dei giovani dell’epoca post-apartheid. Una performance dal sapore occidentale con tanto di ballerini hip hop, ma non è mancato il discorso commovente del cantante, che ha ricordato le sue origini, anche lui cresciuto a Soweto durante la guerriglia urbana. Ha spiegato come in passato i sudafricani fossero troppo impegnati a lottare fra di loro per pensare all’ambiente e al pianeta, oggi invece possono ballare e cantare in pace fianco a fianco e finalmente possono costruire in comune un futuro migliore. Un discorso che riassume perfettamente il messaggio del  Live Earth sudafricano! Tra un’esibizione e l’altra video mostrano i problemi del riscaldamento globale e le soluzioni possibili e sul palco si alternano testimonial della tv locale. Aria di festa, tanti piccoli tra il pubblico. Marco trova anche  il tempo per un’improvvisata partita a pallone con alcuni ragazzini!
La maratona musicale continua con il rock dei Parlotones e le canzoni di protesta del cantautore Vusi Mahlasela chiamato, guarda un po’, “The Voice”, tutti sudafricani. E nella città con il più alto tasso di criminalità al mondo, ad un certo punto il cellulare sparisce dalla mia tasca.  Un inconveniente che avrebbe potuto mettere a rischio i miei collegamenti, ma per fortuna ho la comprensione dell’ufficio stampa che mette a mia disposizione un telefono fisso. Cose che capitano.. la voglia di godersi il concerto resta inalterata! Ecco arrivare sul palco Angelique Kidjò, cantante e compositrice del Benin , già ambasciatrice UNICEF, capelli cortissimi, voce  calda e ammaliante. Ad un certo punto annuncia che sta per salire sul palco sua sorella… ed ecco arrivare Joss Stone , per un duetto indimenticabile. La giovane regina del soul britannico dà poi vita al proprio show. A piedi nudi, leggerissimo vestitino a fiori e lunghi capelli sulle spalle, con le ormai celebri ciocche rosso-fucsia. Una voce potente e dolce che manda in visibilio la platea. Quando intona You got the right to be wrong il pubblico non la finisce più di applaudire. Lei si emoziona, ride e ha quasi difficoltà a chiudere la canzone! Siamo già a mezzanotte, il concerto dovrebbe finire ma devono ancora salire sul palco gli headliner, gli UB40. Lo storico gruppo regge-pop inglese era qui anche ieri, Dome al completo per entrambi gli show! Iniziano a suonare e la platea si trasforma in una sala da ballo. Applausi per la recente Kiss and say goodbye e quando intonano Red red wine il pubblico va in delirio. Rimaniamo coinvolti nelle danze fino a (I can’t help) Falling in love with you.
Sono passate 7 ore dall’inizio del concerto e giunge il gran finale, tutti gli artisti sul palco ad intonare insieme Wonderful world, il microfono che passa come testimone di pace e di speranza. Vorremmo indugiare ancora un po’ ma il nostro autista ci aspetta fuori da un’ora! Passando per l’area stampa, però, riusciamo ad immortalare in uno scatto fugace Joss Stone e a farci una bella foto e un brindisi con gli UB40!
Via di corsa in macchina, siamo stanchi ma consapevoli di aver vissuto un’esperienza significativa, soprattutto in un paese come il Sudafrica, che, nonostante le tensioni che lo abitano, guarda al futuro con ottimismo, nel 2010 ospiterà i mondiali di calcio. Un paese che dobbiamo lasciare in fretta, però non senza aver salutato il “re della foresta” al Lion Park e aver visitato un vecchia miniera d’oro, Egoli (il paese d’oro) era l’antico nome di Johannesburg.
Vi saluto come all’inizio in lingua zulu…
Salakahle!
(Voi dovreste rispondere Hambakahle!)



Live Earth Resume



Con RDS sei dalla parte del pianeta 

 

 

 

 

 

 




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