Live Earth Sidney

Live Earth Sidney

 


Live Earth 07/07/2007 - Sydney

 

Racconti di viaggio

di Gianluca Teodori

Per arrivare fino a qui voliamo su tre continenti. Voliamo in avanti, ci proiettiamo nel futuro delle nove ore successive, cioè all’ immediata vigilia del Live Earth. Il 7 7 2007 per noi a Sydney arriverà prima. Nell’ interminabile viaggio di avvicinamento ci confrontiamo sull’ evento e sui suoi contenuti con gli ascoltatori che hanno vinto il concerto australiano. Roberto e Marco fratelli partiti da Milano, Rino e Loredana, coppia premiata a Roma si mostrano informati sull’ argomento del global warming, sono consapevoli di riuscire a riportare a casa, con le emozioni della musica anche utili insegnamenti.
Migliaia di luci si specchiano nella baia di Sydney, è il premio per la traversata e per la pioggia torrenziale nello scalo di Hong Kong. Tocchiamo terra in Australia, cerchiamo di sintonizzare il sonno sui fusi orari ed è già tempo di Live Earth. L’ abbiamo percepito arrivando, cartelloni e vetrine con i volti dei protagonisti che nella City contendono spazio agli eroi del rugby, sport nazionale che nello stesso giorno incontreranno il Sudafrica in un test match della Coppa del Mondo. Eventi in contemporanea, basterebbe in realtà molto meno per mandare in tilt una città che peraltro vive con l’ incubo del terrorismo. I giornali non vanno per il sottile a Sydney e nei titoli parlano di attacchi possibili “in any moment”.
C’ è tanto sole al mattino sulla strada dell’ Aussie Stadium e non c’ è spazio per cattivi pensieri perché insieme a Roberto, Marco, Loredana e Rino respiriamo subito l’ atmosfera serena e distesa della festa. Migliaia di giovani in fila ordinata, sono arrivati a piedi quasi tutti. Non ci sono auto nei dintorni dello stadio, davanti al Cricket Park. Scena quasi incredibile, file che scorrono senza confusione, niente macchine incastrate nei paraggi. Con sensi di colpa feroci chiediamo al tassista di fermarsi a buona distanza dal botteghino accrediti. Sbrigate le formalità, superati controlli rigorosi ma estremamente cortesi, prendiamo posto nella tribuna vip del West Stand dell’ Aussie Stadium. La festa comincia mentre tanti, tantissimi altri arrivano sul prato dello stadio dai passaggi laterali.  Tempo di apprezzare l’ incipit con i suoni aborigeni e gli ospiti di RDS indossano le magliette bianche dell’ evento, bel colpo d’ occhio in tribuna. Breve ripasso sulle nozioni di musica australiana e partono i Blue King Brown, funky e ritmi tribali, poi Sneaky Sound System che vengono dai club notturni di Sydney e propongono una dance molto simile a quella degli Chic degli anni Settanta che richiamano anche nel look. E poi Toni Collette: voce calda e rassicurante per un’ artista che conosciamo soprattutto come attrice (Il sesto senso, In her shoes). Canta con The Finish, la band del marito. Arrivano Eskimo Joe, e John Butler Trio, introdotti dall’ ex campionissimo del nuoto Ian Thorpe. Applausi interminabili per lui recordman di mille medaglie preoccupato per il futuro del pianeta e dell’ elemento naturale per lui, l’ acqua. Sul palco arriva il turno di Missy Higgins, vera rivelazione del concerto secondo il giudizio unanime della tribuna RDS che applaude la cantautrice di Sydney: look semplice senza essere eccessivamente minimale, passa con disinvoltura dal pianoforte alla chitarra e ricorda da vicino Carmen Consoli. L’ Aussie Stadium si scalda ancora con Ghostwriter, con le ballate di Paul Kelly e di Jack Johnson, il surfista con la chitarra.
Il concerto di chiude con una cartolina dagli anni Ottanta. Sono i Crowded House, venerata band neozelandese che trascina lo stadio con “Enough”, pezzo portato al successo negli anni passati anche da Paul Young e con una cover da Antonello Venditti.
Il pubblico emozionato sciama in mille rivoli senza intralci nella notte di Sydney. Non si soffrono ingorghi ristagnanti di smog. Quello che c’ è da respirare sembra il primo bene prezioso da difendere nella personale classifica degli australiani. Qui si vive di sport all’ aria aperta, di energia che arriva dal contatto con la natura o da impatti forti, come accade nel surf e nel rugby. Tanti taxi scivolano nell’ interminabile notte di Sydney e ci soccorre un altro insegnamento utile. I giovani non disdegnano abbondanti libagioni ma evitano il rischio di mettersi alla guida. E la festa, anche alcolica bisogna ammetterlo, non lascia segni sotto forma di lattine o altro. A terra non restano segni del concerto. Ora la comitiva RDS prende la strada di Darling Harbour, per ammirare il nuovo porto costruito con le Olimpiadi del 2000, sul mare della Tasmania che entra nella città da mille baie.
Dopo Live Earth, con titoli a nove colonne che sui giornali rubano spazio a quelli sull’ allarme terrorismo. E’ una prima sfida vinta a forza di gigantografie dei protagonisti. La più gettonata sulle prime pagine è Toni Collette. Una gloria nazionale come Mel Gibson, Russel Crowe, Mick Doohan, Troy Bayliss, Casey Stoner o lo stesso Ian Thorpe.
In Australia fa freddo ora, temperature da 10 a 16 gradi centigradi, punte al di sotto della media stagionale. Piove, ma a Sydney sembra che le precipitazioni siano accolte come una benedizione contro il global warming. Tanti girano in infradito e bermuda cercando quasi il contatto con l’ elemento amico. E rischiando la bronchite.
Lasciamo l’ Australia dopo aver scoperto che anche le maggiori catene alberghiere si allineano nella lotta ai cambiamenti climatici con la distribuzione di opuscoli che recano solutions contro gli sprechi di ogni tipo.
Il volo di ritorno insegue il tramonto, ritroveremo per la strada le ore sottratte all’ andata dal blitz nell’ emisfero australe. Sotto di noi scorrono immense distese, poi l’ oceano. Se anche piccoli gesti possono aiutarci a conservare tutto questo, possiamo dire che ne vale davvero la pena. Roberto, Marco, Loredana e Rino sono d’accordo.

 

 Live Earth Resume


Con RDS sei dalla parte del pianeta




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