Giovanni Vernia

Nasco a Genova da papà pugliese, maresciallo della Guardia di Finanza, e mamma siciliana, casalinga. Una famiglia normale insomma in cui fin da piccolo dimostro una dote innata per dare fastidi: imito con insistenza i parenti del sud e gli amici di famiglia. Come risultato a Natale la mia famiglia non riceve auguri.

A 26 anni, contro ogni aspettativa, succede l’imprevedibile: mi laureo in Ingegneria Elettronica col massimo dei voti. Così mi trasferisco a Milano in cerca di fortuna. Trovo invece un lavoro in una grossa società di consulenza americana e un monolocale in zona Bonola, e non consiglio entrambi a nessuno.

Conduco in quegli anni una vita in cui l’unica soddisfazione professionale è pagare la spesa coi ticket restaurant così in segno di ribellione comincio a imitare i miei capi agli aperitivi immemore dei danni causati durante l’infanzia per lo stesso vizio. Dopo qualche anno, e parecchi euro persi in aperitivi (lí non accettavano i ticket restaurant), arrivo alla conclusione che per esprimermi artisticamente l’happy hour non sia il posto più adatto. Provo ad esibirmi in ufficio, ma i capi non gradiscono e la mia carriera subisce guarda caso una drammatica battuta di arresto. Penso allora un giorno di provare in metropolitana, ma quel giorno è un venerdì e c’è sciopero dei trasporti. Dopo aver tentato in ogni modo senza successo di percorrere la strada più superficiale mi vedo quindi costretto a fare le cose seriamente e mi iscrivo ad una scuola di teatro. Lí, come si può evincere dai film che ho fatto, non imparo per niente a recitare ma imparo che Milano pullula di locali di cabaret. Comincio a bazzicarli e una volta mi fanno pure salire sul palco. Ci prendo gusto, forse un po’ troppo, perché dopo un paio di anni finisco in TV a Zelig vestito coi pantaloni muccati a ballare e gridare “Essiamonoi essiamonoi”. Proprio quando mi convinco anche io di essere un perfetto idiota, comincia a gridarlo invece mezza Italia. Purtroppo per questo Paese, da quel momento l’Italia non si libera più di me. Oggi faccio TV, Teatro, Cinema e Radio e sono l’esempio più concreto che al giorno d’oggi in Italia per fare il deficiente il diploma non basta.