Fulmine a ciel sereno nel pomeriggio di oggi, Amy Winehouse trovata senza vita nel suo appartamento di Londra. Dico la verità, non credo fosse una notizia totalmente inaspettata: dalla cancellazione del suo atteso live italiano passando per la performance completamente ubriaca di metà Giugno, si intuiva che la situazione fosse peggiorata. Eppure sapere che questa icona dalla voce unica a 27 anni se ne è tornata "back to black", in quel buio che l'ha spesso risucchiata e tentata, fa male. Fa male per il grande talento sprecato (ci rimane un solo, bellissimo album) ma soprattutto per la sua debolezza disarmante. Confesso, fino a qualche mese fa pensavo che ci fosse un che di programmato e costruito nella rappresentazione della vita esagerata di questa ragazza. L'epilogo invece parla chiaro: ne' un familiare vicino, nè un manager esperto a consigliarla o a pretendere un certo rigore. Solo sbando, depressione, confusione, dolore e instabilità. Sono sicuro che ora Amy rimarrà immortale nel paradiso delle Star che sembra non se ne siano mai andate, fissa nella sua storia e nella sua musica, come è successo per Michael Jackson, per Elvis, per John Lennon, per Kurt Cobain, per Jimi Hendrix e Janis Joplin e tanti altri.
R.I.P.