Ho sempre percepito la vita cm un peso, cm una costrinzione e addirittura un dispetto. Sulla mia testa piombavano continuamente aspettative,responsabilità e richieste d maturità, ma io ero una bambina, qll bambina ke urlava in me xk qlcs le lasciasse lo spazio d vivere, ingenuamente, malgrado le fosse stato insegnato da molti hanni ormai ad exere forte, adulta, posata...e + mi guardavo dentro + e + trovavosl lìombra un po goffa d una bambina ke ha indosso i tacchi della mamma e continua a inciampare d qui e di lì...
Cercavo me stessa attraverso i miei coetanei, cercavo me staessa attraverso le xsone ke amavo, attraverso la guida delle xsone + forti a cui chiedevo protezione, e ke a loro volta invece continuavano ad aspettarsi da me un comportamento adulto e ormai consolidato. Così inizia a controllare la sola cosa ke mi era rimasta tra le mani: il cibo. All'inizio era cm un gioco, volevo sfidarmi x capire qnt forte ero, o almeno così pensavo, xk dentro portavo la precisa volontà d esercitare un controllo su qlcs, d tornare bambina, d diventare trasparente, sparire dalla vita d ki continuava ad impormi d exere forte e matura.
Volevo ridurre al min il mio corpo x nn intralciare, x nn trovarmi ad invadere lo spazio altrui, x nn farmi vedere, x dissolvermi lentamente. Volevo exere sempre + impalpabile, trasparente fino a nn farmi trovare +. E cercando, cercando ho iniziato a mangiare sempre -, a sfidare la bilancia, il peso ke diminuiva, le ossa ke spuntavano...ttt qnt...ttt divenne una sfida, un duello serrato tra me e la bilancia...
Inizia cl tagliare ttt in cubetti sempre + piccoli x prendere tempo, ma ben presto divenne un'ossessione, fingevo malesseri x nn sedermi a tavola, mangiavo il + lentamente poxibile, interrompendomi appena mi sentivo nn sazia nè piena, ma in colpa. Ttt doveva exere controllato, i pasti "dovevano" exere consumati nello stesso posto, alla stessa ora e poxibilmente da sola, anke la posizione dei bicchieri e delle posate doveva exere la stessa. Un min cambiamento era capace d farmi crollare il mondo addoxo e subito farmi assalire dalla paura d xdere il controllo e d mangiare "troppo".
Iniziai a bere litri d tea tra un pasto e l'altro, all'inizio addolcito cn l'aspartame, poi senza niente, ossessivo divenne anke l'uso delle spezie. Qst m serviva x calmare la fame.
Vedere mangiare gli altri era piacevole e x cui spesso m ritrovavo a cucinare x gli altri o a collezzionare ricette, se qst nn m bastava m immaginavo vere e proprie abbuffate virtuali. Minuziosa era la conta delle calorie ingerite.
Dopo mangiato camminavo, camminavo senza mai fermarmi, camminavo x bruciare, x sudare, x sentire la testa pulsare e le gambe farmi male. Nn mi potevo mai fermare. Camminare nn bastava, qnd studiavo facevo ginnastica, qnd dormivo, se dormivo, continuavo a rigirarmi nel letto.
Pakketti d crackers erano consumati nel tempo record d 2 ore, la grande soddisfazione era vedere ke ogni gg il peso era lo stesso o meglio era calato.
Dicevo tante cs belle, ma mentivo, mentivo a ttt, e soprattutto mentivo a me stessa, così presto iniziai a rinchiudermi dentro d me e allontanai ttt e ttti da me.
Qnd ricevevo un complimento lo collegavo alla mia magrezza. Lentamente iniziò anke il terrore. Il terrore x lo specchio, ke m rimandava un'immagine sempre + deforme ed insoddisfacente. Sentivo gli okki degli altri perennemente rivolti verso d me, perennemente fissi su qll ke a me sembravano degli insormontabili difetti fisici, e avevo cm la sensazione ke anke loro provassero il mio stesso ribrezzo x il mio corpo.
Lo spekkio divenne il mio nemico, la fonte d tremende angosce, d ore d terrore...così decisi d nn guardarmic + dentro.
Odio: una parola ke ho pensato tante volte, una parola ke m ha accompagnato x diversi anni, anke se io dicevo amore. Opposti ke sn della stessa famiglia, così cm il mio amore-odio verso d me, verso il mio corpo, verso il mio cibo...
Nn riuscivo a fermarmi, un vortice m aveva preso e nn m lasciava. M sentivo impotente d fronte "all'altra me", qll ke m comandava e m distruggeva. "Nn sn malata" m continuavo a dire "se fossi davvero magra e se vsenissi ogni momento allora mi curerei, ma nn è così , io sto bene" e intanto dentro d me piangevo.
L'idea d venirne fuori m terrorizzava. Venir fuori dall'anoressia, smettere d star male, era cm ammettere ke mi stavo dando una tregua, ammettere la mia fragilità, concedermi una piccola pausa, un'indulgenza: significava in altre parole volermi bene.
Ero rinchiusa dentro la torre dell'anoressia, e da lì mi proteggevo dalla mia ferrea autodisciplina.
Avevo una bambina in corpo ke implorava d vivere, e ke io continuavo a soffocare, x risp alle aspettative.
Volevo exere in fondo solamente amata x qll ke ero: x qll bambina ke viveva ancora dentro d me, ma ke nex1 aveva mai voluto ascoltare.
Decidevo d mangiare, ero convinta: qst volta ce l'avrei fatta...m avvicinavo ad un pezzetto d pane e pianti, pianti ininterrotti, disperazione, odio, rifiuto...niente, nn c riuscivo. Era facile dire "mangia", sl ki s trova nel mezzo d qst vortice può capire cm'è difficile portare la forketta alla bocca, sembra d ammazzars, d andare totalmente contro se stessi.
Sapevo ke m stavo spegnendo, ma nn riuscivo a smettere, una forza incredibile s impossesava d me.
"mangia...mangia...mangia": qnt volte qst parole sn risuonate dentro la mia testa, qnt volte...
Scendevo un gradino e ne risalivo 3...nn potevo, ma volevo. E alla fine ho sentito ke c'era qlcs x cui veramente valesse la pena d rischiare, avventurarmi nell'ignioto, cn ttt il corpo e ttt l'anima...
Oggi...procedo...zoppico, m rialzo, torno a camminare, poi magari inciampo ancora una volta...rimango seduta x terra a piangere, ma poi alla fine m rialzo sempre...xk nn serve fermarsi. E se prima m dicevo " sn sola. Nn parlo, nn sogno ,nn spero. Resto qui inerte e assopita. E intanto fuori da qst stanza, ormai + cupa d una cella d'isolamento, vive un mondo. Già...fuori da qui esiste un mondo. Un mondo al quale io nn appartengo, un mondo ke ruota, ke s muove, ke m elude, un mondo ke va avanti! Fuori da qst smura oberanti c'è l'allegria d gente ke ride, ke stride, ke incalza ignorando le mie voragini, ignorando il torbido e burrascoso oceano nel quale io m sto xdendo. Fuori da qui c'è la vita, c'è la luna...c'è l'estate...c'è la normalità... ... Devo fare in modo ke ki fino ad gg ha riso d me e delle mie maschere, ki m ha giudicata e skernita x qll ke nn sn ma ke sn sembrata, ki ha civettato sulla mia immagine, sui miei mutamenti s trovi costretto a soffermarmi su d me, x guardare oltre la mia parvenza...fino a vedere qst invisibile sofferenza. Una sofferenza impercettibile qnt tangibile:una sofferenza fatta d ossa...".
Oggi mi dico "Da gg io sarò quel ke sn. Qualunque cs io sia, sarò qll e basta. Nn intendo + costruire prigioni d ovatta cn le mie stesse mani. Piuttosto m mescolo alla confusione. In fondo la vita è disordine, e il disordine è creativo! Farò della mia vita un'opera d'arte: la mia opera d'arte, nn + il vuoto, ma il miracolo. Cn desiderio, cn appetito, cn amore. La mia vita comincia da qui...da qst boato d parole...e da qst interminabilità d colori e sfumature ke dal bianco al nero mi dipingono x intero...".
E tu domani, qnd guardandoti allo spekkio t darà l'ennesimo dolore, stizagli l'okkio, puniscilo così, dimostragli ke la vita può exere + forte d ttt i sensi d colpa del mondo. Sii forte e caperbio, insisti xk la tua vita possa battere dentro il tuo petto, ripeti a te stesso ke 6 una bella xsona, ke 6 xsino migliore d qnt gli altri s aspettano da te. Ripetiti ke amare te stessa è il primo dei doveri ke hai, il primo dei diritti, ke nex1 potrà mai strapparti, e ke tu stesso devi lottare x concedertelo. Anke se fa mael, anke se sembra impoxibile, anke se nn credi ke potrai mai riuscirc...NN FERMARTI MAI,KIEDI AIUTO, REGALATI UN SORRISO, AMMETTI A TE STESSO LA TUA UMANITà, SENZA SENSI D COLPA!